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Canada: polemica tra Ottawa e Ontario su politiche immigrazione

«L’immigrazione dovrebbe essere una priorità nazionale. Entro il 2016, o addirittura prima, il cento per cento del mercato del lavoro in Canada sarà formato completamente da immigrati. Questo significa che abbiamo bisogno di un sistema efficiente che risponda ai bisogni attuali dell’economia dell’Ontario e che prenda in considerazione gli obiettivi a lungo-termine». Il ministro dell’Immigrazione della Provincia Michael Chan è preoccupato.
In un botta e risposta con il ministro federale Diane Finley sui problemi riguardanti immigrazione e lavoratori stranieri temporanei - in particolare per quanto riguarda le modifiche al Canada/Ontario Immigration Agreement che scade il 31 marzo del 2010 - Chan critica i cambiamenti proposti su territorio nazionale e provinciale e auspica più trasparenza attraverso lo sviluppo di una strategia nazionale sull’immigrazione che sappia scegliere lavoratori qualificati.

Tanti i motivi che hanno portato alla spaccatura con il governo federale. «Non è una dichiarazione di guerra, è solo la nostra opinione, ma il governo non sta andando nella giusta direzione», dice Chan che ricorda i risultati del rapporto, pubblicato all’inizio della settimana, dal Federal Auditor General, secondo cui l’attuale sistema non garantisce l’efficacia del Temporary Foreign Worker Program. Programma che invece dovrebbe proteggere i lavoratori più vulnerabili. Sempre secondo il rapporto, infatti, la National Priority List è troppo restrittiva e non incontra i bisogni del mercato del lavoro dell’Ontario.
Il dipartimento di Citizenship and Immigration Canada si vede quindi costretto, spiega Chan, ad aumentare gli sforzi per autorizzare le richieste, rimaste in arretrato, dei “federal skilled workers”.

«Identificare uno stretto raggio di lavori qualificati non è il modo giusto di creare un sistema di immigrazione internazionale responsabile e competitivo - ha spiegato un Chan via via sempre più perplesso - È ancora poco chiaro come il governo federale intenda utilizzare le cosiddette liste occupazionali, se le considera cioè una priorità o un filtro assoluto. Se il governo federale continuerà con questo tipo di politica, entro il 2013 il Canada arriverà ad accettare “economic immigrants” solo attraverso la Canadian Experience Class e i Provincial Nominee Programs».

I richiedenti passeranno quindi prima sulle liste occupazionali e poi entreranno a far parte di un sistema federale a punti. Se non risponderanno a questi requisiti, saranno inseriti nei programmi provinciali, i cui criteri di selezione sono molto meno restrittivi. «Con un sistema come questo - aggiunge Chan - il governo federale, al contrario di quanto sostiene, non sarà più l’unica fonte di selezione per gli immigrati professionisti».
Secondo Chan e l’Auditor General, sono ancora troppe le vie per entrare in Canada e troppo poche quelle che conducono a una visione e a una strategia comune. Per non parlare dei costi. «I Provincial Nominee Programs aggiungono ulteriori spese per i vari governi provinciali - ha spiegato Chan chiedendo una risposta immediata del governo al rapporto in questione - E, inoltre, crea competizione tra una Provincia e l’altra. Il governo federale sta scaricando la selezione di lavoratori qualificati alle Province. E questo avviene senza che vengano elargiti fondi e risorse. Le Province quindi non possono fare altro che espandere il loro Provincial Nominee Program. Quello dell’Ontario è piuttosto restrittivo. Attirare lavoratori professionalmente qualificati può aiutare le aziende dell’Ontario a diventare più competitive e a creare più posti di lavoro».

Le barriere che i cosiddetti “newcomers” devono abbattere quando entrano in Ontario sono ancora tante. «Come tante sono le lacune nei servizi all’immigrazione - ha detto Chan leggendo la lettera inviata il 5 settembre 2008 a Finley, al premier Dalton McGuinty, al ministro della Finanza Dwight Duncan, a Sandra Pupatello, ministro dell’Economia, e a John Milloy, ministro della Formazione - L’economia della nostra Provincia è complessa. Apprezzo le difficoltà affrontate dal governo federale nella gestione di 925mila casi di immigrazione arretrati, ma le sfide amministrative non dovrebbero portare a rinunciare alla responsabilità di contribuire alla crescita del Paese sostituendo un sistema di “immigrazione” economica con quello dei lavoratori temporanei e creando un mosaico di programmi provinciali, ognuno dei quali con criteri di selezione diversi».

Simona Giacobbi per Corriere Canadese

   
 
 
 





















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