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Onu, ''Vincere le barriere'': l'immigrazione fa bene

New York - Contro xenofobia e ansia da immigrazione, l'Onu rispnde con i numeri. Il rapporto “Vincere le barriere” presentato a Bankok e Burxelles dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Unpd), postra all'attenzione del mondo intero un risultato schiacciante: l'immigrazione fa bene. Basta con i falsi allarmismi e il terrore di invasioni di migranti, tutti i Pasi del mondo aprano le porte agli stranieri, portatori di sviluppo economico, pace e occupazione.

E' stato pubblicato ai primi di ottobre, e sembra un monito all'apertura delle fronitere del mondo.

Il rapporto dell'Onu analizza approfonditamente la situazione attuale della mobilità internazionale, per mettere fine ai falsi allarmi e al crescente timore da immigrazione.

La sindrome da ”immigratofobia”, sempre più diffusa nei paesi occidantali sviluppati, non ha senso.
I numeri dimostrano che su 1 miliardo circa di migranti, solo il 30% abbandona il prorpio paese d'origine per trasferirsi altrove, mentre 740 milioni di persone si spostano entro i confini del priprio Stato.

Bisogna porre un freno, dunque, al dilagante terrore di “invasioni straniere”, che producono leggi troppo restrittive e comportamenti discutibili sotto il profilo etico e morale, da parte di molti governi liberali e democratici.

L'immigrazione, come scrivono tutti i manuali di geografia della popolazione, fa bene al mondo.
Essa porta benefici sia per i paesi d'origine degli emigrati, che spesso vertono in condizioni economiche e sociali distastrose, sia per i paesi di destinazione dei flussi migratori, in quanto favoriscono la produttività e i consumi, e creano occupazione in quei settori indespensabili dove i lavoratori autoctoni, spesso, non son disposti a lavorare.

Aprire le porte agli immigrati, dunque, potrebbe esser vista come un'azione di soliderietà inetrnazionale verso i paesi posveri, dove le rimesse degli immigrati rappresentano un afonte di reddito assai maggiore degli sporadici e discontinui aiuti internazionali, ma può essere considerata anche una forma di fiducia nella propria economia interna, che può accogliere i lavoratori stranieri senza togliere il posto ai locali, rilanciando crescita e sviluppo anche grazie a loro.

Su i 182 Paesi del mondo analizzati dall'Onu, l'Italia si colloca al 12°posto per tasso di crescita dell'immigrazione, mentre è stabile in18° posizione per aspettativa di vita e Pil pro capite.
Lonatana certo dalla Norvegia e dall'Australia, che conquistano il podio come “miglior posto dove vivere”, ed anche dagli incredibili balzi in avanti di Spagna e Islanda, che dal 1980 ad oggi hanno ottenuto rapidi miglioramenti. Lontani, per fortuna, anche da Niger, Afghanistan, Sierra Leone e sopratutto Africa Sud-Sahariana, dove guerre e malattie annullano gli indici di sviluppo umano e qualità della vita.

L'augurio, dunque, è che insieme alla ripresa economica, dopo la crisi, arrivi gradualmente anche una sempre maggiore solidarietà, disponibilità e collaborazione fra i tanti, diversi Paesi di questo stesso, complicato pianeta.

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