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Harrison Ford: ĢIn mezzo ai clandestini di Los Angeles ho capito il dilemma tra rispetto della legge e compassioneģ

«Questo film deve far sorgere dubbi: a South Central ho scoperto una realtà di persone disposte a tutto pur di avere la carta verde»

TAORMINA ARTE
Compie 55 anni il Festival del Cinema di Taormina

Dopo «Traffic» e «Crash», «Crossing over» è una delle pellicole americane più interessanti e dialettiche sui problemi dell'immigrazione sulla costa del West ed è un film che Harrison Ford ha fortemente voluto interpretare. È anche il suo primo lavoro per il cinema Usa indipendente: una prova coraggiosa per la star della saga di «Indiana Jones».

L'attore, oggi impegnato sul set di "Morning Glory", dichiara: "Volevo essere diretto da Wayne Kramer, regista e autore del copione, perché mi era piaciuta la sua prima prova, "The Cooler".«Mi interessava, dopo il brillante "Hollywood Homicide" di Ron Shelton (2003), interpretare una storia dura e vera, in grado di riflettere squilibri e fratture della società multietnica di Los Angeles, dove risiedo da anni — dice l'attore —. Volevo anche avvicinare a un film aspro come questo una varietà di spettatori pronti a riconoscersi o a discutere tante verità della metropoli in cui essi abitano, ma che non sempre "vivono"».

Harrison non commenta il silenzio di Sean Penn sul film, in cui interpreta un significativo cammeo, per ragioni che l'attore non ha voluto chiarire (comunque, dovute al disagio provocatogli dal profilo di alcuni immigrati iraniani). Il film, In cartellone al Festival di Taormina, il film, interpretato anche da Sean Penn, Alice Braga, Ashley Judd, Ray Liotta, Alice Eve, Jim Sturgess e da molti veri immigrati, narra storie, esistenze, destini di persone disposte a tutto pur di avere la carta verde: lavoratori in nero, artisti che sperano in una carriera, individui divisi tra due culture e due mondi, clandestini deportati, famiglie che si sfasciano nei drammi dell'immigrazione, studenti di razze diverse che ogni giorno si trovano al centro di emarginazioni... L'immigrazione, non solo quella clandestina, è una forza economica, sociale, culturale, ma anche un punto debole di Los Angeles perché non risolto e sempre in movimento in una metropoli unica al mondo per il suo immenso, frastagliato agglomerato urbano, una sorta di mosaico di distretti l'uno diverso dall'altro, collegati dalle freeways, ma anche divisi da spazi non edificati e da enormi differenze sociali, culturali, economiche.

Come sintetizza, dunque, questa sua esperienza lontana e diversa da tanti suoi film hollywoodiani?
«Interpretare Max Brogan, un uomo sostanzialmente solo, un agente dell'Ice (Immigration and Customs Enforcement), è stata una grande prova, un incontro/confronto continuo — spiega Ford —. Wayne Kramer, il regista, è nato in Sud Africa, è diventato cittadino americano nel 2000. Per anni ha abitato a Los Angeles svolgendo anche i lavori più umili, sognando di diventare regista e sceneggiatore. Le nostre conversazioni non finivano mai, come i nostri giri in macchina a South Central L.A. o nella East L.A. dove ci sono gli agglomerati più grossi di latinos, armeni, russi, coreani, indiani, asiatici...». Una realtà «borderline» che ha offerto storie in diretta.«Sì e le abbiamo immesse nel film perché«Qualche immigrato ci raccontava la sua battaglia, vincente o perdente, per trovare un lavoro, una identità, ma anche per non perdere le radici della propria cultura nel tentativo di impossessarsi dell'american dream».


Crossing over - Harrison Ford e Alice Braga nel film di Wayne Kramer (Teatro Antico)Il suo personaggio si batte anche contro il lavoro nero degli immigrati. Però, quando si confronta con la giovane operaia messicana entrata negli States illegalmente e arrestata e lei disperata gli chiede di andare a trovare il figlio che da quel momento sarà abbandonato, le dure convinzioni e il senso del dovere di Max cominciano a vacillare...
«Max, andando a cercare il bimbo, vive quell'incrocio di destini e quella fase di passaggio che appartengono all'espressione crossing over, il titolo del film. E un processo di tormentata consapevolezza. La ragazza (interpretata da Alice Braga, nipotina di Sonia Braga) a un certo punto sparisce. Sarà la guardia di frontiera (Sean Penn) a scoprire tempo dopo il cadavere della giovane in una zona desertica che segna un cammino disperato di immigrati clandestini verso la California, ma anche di emigranti che cercano in qualche modo di tornare a casa senza essere arrestati. È arduo, specie in California, avere oggi posizioni nette sul problema dell'immigrazione. Perché le leggi sono necessarie, ma la varietà dei problemi e dei casi umani e famigliari è vastissima. Gli interrogativi del mio personaggio appartengono agli Stati Uniti e riflettono una ricerca civile, la speranza altrui di una vita migliore, che sempre merita rispetto».
Insomma, un ruolo che ha generato in Harrison Ford molti dubbi e dilemmi. Quali sono stati i dubbi che in lei sono sorti interpretando "Crossing Over?
«Non volevo trasformare i clandestini in eroi stereotipati del cinema; non volevo dare connotati solo pragmatici al mio personaggio. I problemi dell'immigrazione oggi dividono gli animi, accendono un nuovo e strisciante razzismo. Volevo esprimere una profonda e autentica compassione, nutrita anche da dubbi, lacerata da pregiudizi, capace di riflettere verità e lotte che non sono fatte né da vittime né da persecutori. Crossing Over che cosa rivela a un pubblico che non conosce Los Angeles e a una platea pronta a dibattere il problema dell'immigrazione? "La California è terra di frontiera non certo solo per il Messico e oggi riflette tutte le problematiche dell'immigrazione legale, che diventa forza lavoro ed economica, o drammaticamente illegale. Abbiamo girato a South Central L.A., nella risorta Downtown, negli agglomerati di una città che non ha periferie perché composta da distretti. Volevo generare dubbi con storie vere e dolorose. Il confronto con le minoranze o le maggioranze dell'immigrazione è una dura prova per gli immigrati e per noi. di oggi non è solo una dura prova per esse: lo è anche per tutti noi. Se questo confronto non diventa uno scontro, esiste nell'incontro per entrambe le parti la possibilità di diventare migliori».

Giovanna Grassi
giugno 2009

e.m.

   
 
 
 





















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