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Benedetto XVI ad Africa ed Europa: «fermare le stragi del mare»
Il Papa, prima della preghiera dell'Angelus di mezzogiorno, ha ricordato con commozione i «fratelli e le sorelle africani» che hanno perso la vita in centinaia pochi giorni fa su un barcone affondato nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l'Europa; «non possiamo rassegnarci a simili tragedie, che purtroppo si ripetono nel tempo», ha esclamato, alzando il tono della voce e guardando per un attimo davanti a sè. Piazza San Pietro era inondata dal sole e piena di gente. Ottanta-centomila persone, secondo le stime della gendarmeria vaticana.
Un tripudio di foglie di palma, ramoscelli d'ulivo, bandiere nazionali per la messa pontificia che apre la settimana di Pasqua e segna il passaggio della Croce-simbolo delle Giornate della Gioventù dalle mani dei ragazzi australiani (l'evento si è tenuto lo scorso luglio a Sydney) a quelle degli spagnoli che la ospiteranno nel 2011 a Madrid. Se l'ultimo dramma degli immigrati clandestini è già finito nel dimenticatoio dei mass media e dell'opinione pubblica, così non lo è per Benedetto XVI che, reduce dal recente viaggio in Camerun e Angola, ha deciso di spendere il peso della sua autorità morale per ricordare all'Occidente il dossier Africa, anche per quanto riguarda il capitolo delle migrazioni dalla sponda sud a quella nord del Mediterraneo.
«Le dimensioni del fenomeno - ha spiegato - rendono sempre più urgenti strategie coordinate tra Unione Europea e Stati africani, come pure l'adozione di adeguate misure di carattere umanitario, per impedire che questi migranti ricorrano a trafficanti senza scrupoli». «Vorrei osservare - ha aggiunto - che questo problema, ulteriormente aggravato dalla crisi globale, troverà soluzione solo quando le popolazioni africane, con l'aiuto della comunità internazionale, potranno affrancarsi dalla miseria e dalle guerre». Nell'Angelus, il Papa ha anche affrontato un altro tema che riguarda tanti Paesi africani, anche se non solo: quello delle mine anti-persona e a grappolo. A Luanda aveva incontrato tanti giovani mutilati da questi ordigni micidiali. Ieri Benedetto XVI è tornato a lanciare un appello perché tutti nel mondo appongano la loro firma al trattato Onu che li mette al bando.
Nella messa delle Palme, un rito durato oltre due ore e mezzo, Ratzinger aveva parlato della vita in termini di «sacrificio». «Se getto uno sguardo retrospettivo sulla mia vita personale, devo dire che proprio i momenti in cui ho detto "si" ad una rinuncia sono stati i momenti grandi ed importanti della mia vita», aveva confessato.
Il Tempo
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