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IL DRAMMA DI UNA CLANDESTINA
Triste epilogo della vicenda della diciassettenne messicana condotta di nascosto in Usa per essere curata. Jessica, il dramma di una “clandestina”
La ragazza è morta ieri sera dopo due trapianti di cuore e polmoni.

NEW YORK - Doveva essere una di quelle storie a lieto fine, una parabola sulla bontà, sul trionfo della scienza, sulla fratellanza. Si è trasformata in una delle più tristi storie di cui un giornale debba scrivere. E’ la vicenda di una diciassettenne messicana, Jesica Santillan, deceduta ieri sera in un ospedale della Carolina del nord, dove aveva ricevuto due trapianti cuore-polmone nell’arco di sole tre settimane.
Jesica era arrivata negli Usa, clandestinamente, nella speranza di ottenere un trapianto che la salvasse da morte certa. Povera, senza amici, malata, il suo poteva sembrare un caso davvero senza speranza. Invece intorno a lei è nato un movimento di solidarietà, e tre settimane fa il trapianto è stato effettuato. Ma i sorrisi si sono in poche ore trasformati in pianto: qualcuno, non si sa come, non si sa dove, ha sbagliato ad attribuire a Jesica quegli organi, non erano del suo gruppo, e il suo corpo li ha rigettati. Dopo due settimane, l’ospedale ha tentato in extremis di salvarla, con un secondo trapianto. Ma ieri i medici hanno raccontato che il cervello della ragazzina era gonfiato, e in emorragia. La spina è stata staccata dopo che due consulti hanno confermato che il coma era irreversibile.
Jesica soffriva di una cardiomiopatia restrittiva, un indurimento progressivo della parete cardiaca, e di grave insufficienza polmonare. I genitori avevano deciso che solo una fuga al nord poteva salvarla, e tre annni fa pagarono un trafficante di manodopera perchè li portasse clandestinamente in America, per la precisione della Carolina del nord, a Durham, dove c’era una famosa università il cui ospedale era all’avanguardia nei trapianti.
Una volta a Durham, la famiglia Santillan è finita a vivere in una casa-roulotte, ma presto la loro storia è diventata nota, e i giornali ne hanno scritto. E’ stato grazie all’interessamento di un influente e ricco imprenditore edile, Mack Mahoney, se il nome di Jesica è sato incluso nella lista delle persone in attesa di trapianto. Mahoney ha anche fondato una associazione per la raccolta di fondi, e lui stesso ha costruito case gratis per devolvere la cifra raccolta al fondo per l’operazione di Jesica.
La telefonata dell’ospedale è arrivata il sette febbraio. Il «Network per lo scambio di organi», l’ente che guida e regola le donazioni e i trapianti, aveva a disposizione un cuore e un polmone. Ma aveva anche chiarito che erano del gruppo sanguigno di tipo A. Non si sa chi abbia fatto il primo errore, di pensare che potesse essere adatto a Jesica, che era tipo O. Comunque, una squadra medica del Duke University Hospital è andata a prelevare gli organi. Che sono andati in sala operatoria, dove di nuovo nessuno si è accorto che non erano del tipo corretto.
Due giorni dopo il trapianto, Jesica ha cominciato a rigettare il cuore e i polmoni che le erano stati impiantati. Due settimane dopo, oramai allo stremo per la lotta che il corpo aveva ingaggiato con gli "intrusi" è rientrata in sala operatoria. Da allora non ha ripreso conocenza: «Se muore - aveva commentato fra le lacrime Mack Mahoney - vuol dire che l’hanno uccisa». Jesica si è spenta alle sette di sera, fra le braccia della madre.

ANNA GUAITA

(art. presso Il Messaggero, domenica 23 febbraio 2003)

   
 
 
 





















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