«In
piazza contro le espulsioni facili»
Il sindacato: sulla sanatoria
per i lavoratori immigrati Maroni sconfessa il prefetto.
Assolombarda: siamo stupefatti
Tutti in piazza contro il diktat del
ministro del Welfare, Roberto Maroni. Uniti in corteo per
protestare contro il «no» che arriva da Roma
attraverso una lettera ufficiale al prefetto Bruno Ferrante,
nella quale si chiede la sospensione all’adesione
al protocollo sottoscritto martedì, che stabilisce
una nuova procedura per i lavoratori extracomunitari. Immediata
la reazione dei sindacati che, in un comunicato congiunto,
parlano di «grave decisione assunta dal ministro.
Una scelta miope nella quale sono prevalsi piccoli calcoli
elettorali». Non solo: hanno chiesto ed ottenuto per
oggi alle 9.30 un incontro con il prefetto. Incontro che,
comunque, non fermerà la decisione presa da Cgil,
Cisl e Uil per la manifestazione di giovedì 3 aprile:
concentramento alle 17.30 in piazza San Babila, conclusione
in piazza Fontana con diversi interventi. Mentre Pierfrancesco
Majorino, coordinatore cittadino della Quercia, va oltre
ed «invita tutte le forze politiche e sociali milanesi
a rispondere con il massimo della mobilitazione».
Si schierano con i sindacati anche l’Assolombarda,
che esprime «stupore» e si «auspica che
venga al più presto chiarita la posizione del governo»,
e la Caritas ambrosiana che scende in campo con il suo direttore,
don Virginio Colmegna, giudicando «incomprensibile
l’atteggiamento del ministro Maroni, che rischia di
aumentare l’illegalità».
«Sospendere l’accordo - dice Antonio Panzeri,
segretario milanese della Cgil - è un segno evidente
della volontà di non voler risolvere i problemi.
Un gesto che conferma quanto il ministro non rispetti la
sua stessa legge, dando alla Bossi-Fini una interpretazione
repressiva. Questa decisione va contro gli interessi non
solo degli immigrati, delle famiglie e delle imprese, ma
anche gli interessi di Milano». Per Maria Grazia Fabrizio,
segretario generale della Cisl, la decisione del ministro
«suona come un’offesa all’intelligenza
e al buon senso». «E’ sotto gli occhi
di tutti - spiega Fabrizio - tranne di chi fa finta di non
vedere per ragioni meramente politiche, che la legge Bossi-Fini
presenti grosse lacune che vanno colmate. E l’accordo
firmato martedì andava proprio in questa direzione».
A Milano, sempre secondo i sindacati, sono oltre duemila
gli immigrati che, pur avendo perso il posto di lavoro ed
avendo trovato un nuovo datore, avrebbero potuto conservare
il diritto alla regolarizzazione ed essere inclusi nella
sanatoria. «Ora - dice Amedeo Giuliani, segretario
generale Uil - c’è il pericolo che questo veto
spinga molti extracomunitari a lavorare in nero».