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Intervista al pianista Wajdi Cherif, emergente fenomeno della musica jazz tunisina

Dopo aver recensito lo splendido album jazz-etnico "Phrygian Istikhbar", abbiamo intervistato a Parigi il pianista e compositore tunisino Wajdi Cherif, che si è reso molto disponibile nel descrivere la sua vita, la sua musica, la sua esperienza di grande artista jazz.

Ci parli della scena musicale tunisina. E' difficile poter affermarsi come artista?

Sì, certamente, ci sono un moltissime difficoltà, specialmente per chi suona jazz come me.
La maggior parte dei musicisti ha la possibilità di esibirsi soltanto negli hotel o in feste private, si vive quindi alla giornata, cercando di guadagnare quello che basta per vivere dignitosamente.
Il jazz in Tunisia è un fenomeno di recente scoperta: pochi sono gli artisti che affrontano questo percorso musicale. Il pubblico tunisino è abituato ad ascoltare prevalentemente musica popolare ed araba, la ricettività per i nuovi stili musicali non fa ancora parte delle sue caratteristiche.
Credo che ci sia da fare ancora molto per la diffusione del jazz. Un primo passo è senza dubbio la curiosità nascente della gente verso il "Tabarka Jazz Festival", vero punto di riferimento di molti artisti jazz tunisini. Questo anno ho partecipato anche io con la mia band, è stato molto interessante.

Ha lasciato la Tunisia per vivere a Parigi. Come è cambiata la sua vita?

Vivo a Parigi da tre anni, ed è fantastico. La mia vita artistica si è inaspettatamente aperta verso nuovi orizzonti. Ho incontrato grandi musicisti, con i quali ho collaborato da subito per sviluppare progetti che avevo in mente da tempo.
Ho registrato il mio ultimo album, "Phrygian Istkhbar" , grazie all'aiuto del bassista Diego Imbert ed il batterista Jeff Boudreau, che ho conosciuto per caso a Parigi. Alla realizzazione dell'album ho invitato anche il percussionista Habib Samandi che tutt'ora vive in Tunisia.
Senza dubbio l'ascolto live di altri jazzisti mi ha aiutato moltissimo. A Parigi, però, la situazione è molto particolare. Come in altri posti in Europa, la scena musicale jazz è satura, e non ci sono molti club per poter fare concerti. Sfruttare quelle poche possibilità offerte, rende stimolante ogni minimo passaggio che si percorre. Ho imparato veramente molto.

Lei ha lavorato anche in Italia. Ci parli di questa esperienza.

Ho suonato a Palermo qualche anno fa con il jazzista tunisino Faouzi Chekilli, ed è stato un momento indimenticabile.
Ricordo che il pubblico palermitano ascoltò con estrema attenzione la musica da me proposta. Mi sentivo molto emozionato, suonare davanti al mare mi è stato di grande inspirazione. Spero di poter tornare per presentare alla gente il mio ultimo lavoro, l'Italia è ricca di cultori e musicisti di jazz.

A chi si inspira musicalmente?

Ammiro molto grandi pianisti come Bill evans, Keith Jarret, Chick Corea, kenny kirkland, Kenny Werner, Bud Powel etc.
Ma anche altri musicisti come Al Foster, Joe Henderson, John Scofield...

I suoi consigli per i giovani musicisti che si affacciano alle scene musicali.

Bisogna essere pazienti, pignoli, e credere molto in se stessi. La vita di un musicista è un percorso attraverso un viaggio sconosciuto. Cercare di migliorarsi, ogni giorno, un passo per volta.
E' sbagliato correre velocemente, la fretta è una cattiva consigliera, specialmente nella vita artistica di un musicista. Un vero artista ha la capacità di poter far succedere le cose quando vuole, ma con la dovuta calma.

Quali sono i suoi piani per il futuro?

Innanzitutto voglio fare una pausa prima di andare in tour per presentare il mio ultimo album.
Poi voglio continuare a sviluppare alcuni progetti pedagogici per i bambini delle scuole. L'obiettivo è quello di coinvolgere i più piccoli verso una maggiore conoscenza della ricca cultura del nostro Paese. La musica, senza alcun dubbio, è il miglior strumento per farlo.
Info: www.wajdicherif.com

Stefano Camilloni

   
 
 
 





















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